Gilles amato perché Maestro di Vita – Notizie

Credete davvero che la grande affluenza e l’ondata di empatia che ci circonda Quarantesimo dalla morte di Gilles Villeneuve siano solo sfogo di passione e nostalgia? Davvero pensare che il celebrazione se solo uno scarica antidolorificoAtta a lenire le mille punture di rimembranza di tutti noi malati di ricordi e paradisi perduti? O piuttosto l’analisi da fare è ben diverso, magari più cunicolare e scomoda ma non por queto meno exaltante? In realtà la presentazione del canadese come è stato scritto in tutto il mondo, sprezzante del pericolo e del limite, presto per vivere una vita a tavola, in demolitore Ferrari e ad exaltare folle e folli in nome di un atteggiamento compulsivo a gettare il cuore oltre l’ostacolo, è tanto da cartone animato E correrò il rischio, chi sta pregando, percepirò e proverò a lui solo una ricca costruzione di cartone animato. Non vita, sorte e miracoli di Gilles ma solo ed esclusivamente un riassunto per bambini. Inno a una specie di acerbo Vasco Rossi giovane quando mezzo briaco cantava, anzi, bofonchiava a Sanremo “Vado al massimo”.

Chi era davvero villeneuve

No, paradossalmente per gustare l’essenza vera, indimenticabile di Gilles Villeneuve, bisognerebbe totalmente elidere, dimenticare e azzerare gli incidenti, le esagerazioni e le smargiassate di terra e per aria, in macchina ed elicottero, perché il ganglion pensante, la filosofia, il nettare di ciò che il è canadese stato, è e sarà nei sentimenti di chi continua a rimpiangerlo, stanno ben altrove, al di là delle immagini spettacolari e telegeniche di botte di vita e di guard-rail. Perché Gilles è altro e per ben altro è idolatrato e tuttora in parte inconsciamente imprigionato per modellare.

punto uno, Gilles Villeneuve è un ragazzo scratch match. Un povero adolescente che dà rischia la pelle en motoslitta e senza futuro. Viene dal Grande Nord, dal Punto di approvazione Jack London quando tornò a scomparire in cerca di fortuna, e da lì sale velocemente le vette dell’automobilismo, unica al mondo a finora McLaren e Ferrari a tempo debito. Mai nessuno s’era iniziato così dal basso, dallo zero idrometrico della carriera sportiva, arrivando alla cime prestigiosa e proibita.

Gilles, in poche parole, è a senza speranza, duro e puro apparentemente senza speranza, che ce la fa. Dopo una givetta sfianca, per quanto io preferisca nascondersi due anni d’età, perché teme d’apparir vecchio, una volta esposto alle luci della ribalta.

punto giustoGilles Villeneuve non uno sfasciamacchine, un mezzo matto, un Peter Pan immaturo con la tendenza seriale ad accartocciare telai, ma un pilota arrivato alla Ferrari in un particolare syndo nella storia del Cavallino, quando la certa competitività degli anni prima svanisce, insieme all’era Lauda, ​​​​dovendo ripartire dà zero. La verità è che il T3 che Gilles trova nel 1978 non fu un monoposto decisivo in chiave iridata, ma un’onesta macchina che può solo vincere battaglie e mai la guerra, sfiancata dall’arma totale Lotus 79.

La verità è che T4 al top nel 1979 con Scheckter Non è il più antico del mondo, è solo il più Continua cosìcoerente e affidabile, perché, in quell’anno, all’inizio la più forte è la accendino e poi in alto esce indiscutibilmente il Williams. La verità è che 1980 S5 l’A Ferrari peggiore della storia, a parte il 2020, e con ciò il canadese non può che prendere puntarelli. La verità è che 126 Ck del 1981 ha un motore potentepotente ma inaffidabile che mal si sposa al telaio e Gilles fa due miracoli vincendo – e ricoderete come – a Montecarlo ea Jarama – come e dove nessuno mai avrebbe vinto.

La verità è che l’unica macchina assolutamente vincente che se ritrova, la 126 C2Gilles ce l’ha in Manonel 1982 e divertenta racconto, ben maturata, da Imola in poi, ma il canadese non fa in tempo a goderne, perché l’unghiata del destino lo porta via. Quindi, vedete, Gilles non è uno di quelli che mangia tanto, ha vinto poco, ma un pilota che ha trionfato moltissimo in una delle salumeria Ferrari, che non è competitivo per via dello sviluppo del suo effetto, della sua crescita difficoltosa dei radiali Michelin e il passaggio più morbido al turbo.

La vertià il diacono e numeri

La verità, dico io, non è che Gilles butta via tanto. È vero tutto il contrario: lui va a segno – fatto salvo qualche errore -, quelle poche volte in cui la Ferrari potrebbe vincere una gara, più altre in cui con quella rossa potrebbe trionfare solo lui. Non dimentichiamo che nel 1979l’anno in cui il compagno di squadra Scheckter vince il mondiale, lo stesso Jody porta a casa tre successi nei Gp, estattamente tanti quanti Gilles.

E cuce su una piega favorevole il sole sudafricano perché il Il canadese esce in Olanda litigando con Alan Jones, decidendo di aiutare l’amico Jody a Monza e impedendogli di farlo, con un gesto cortese che non ha eguagliato la storia del corse, non erano d’accordo con Collins verso Fangio sempre a Monza, ma quasi un quarto di secolo prima. In altre parole, Gilles Villeneuve è uno che è arrivato da tanto, ma, a parte ogni sbavatura da rookie, porta a casa Gran Premi tutte quelle poche volte in cui la Ferrari di quel quinquennio può farcela, più un paio di sue prodezze. Tanto che ho vinto 6 Gp (più la Corsa dei Campioni) in un’era in cui la Rossa in tutto ho vinto solo 13 gare iridate. Quindi lui fa la sua parte alla grande.

In breve, dategli una macchina competitiva e gilles vincerà. Infine, il vero centro del ragionamento. Gilles è un sontuoso pilota incistato nel corpo di un fantino ma ache un omo grande, immenso, faticamente contenuto in una tuta con misure da sedicinne.

L’uomo oltre il pilota

Gilles coltiva valori umani. L’amicizia, la correttezza, l’onore e la dignità, il loro tutto e tutti. Dagli amici di René Arnoux e Bruno Giacomelli, altri due partiti come lui da zero, entrembi dal Grande Nord industriale italiano, con Bruno stesso perfin emigrant in Gran Bretagna. Gilles è d’accordo Carlo Reutmann, Bella argentina, velocissima, con qualche fisima ma ricco di valori interiori, e eredità Con Jody Scheckter, ruvido, molto diretto e aperto, one pane al pane, poi si rovina la vita quando contatta Didier PironiFrench, figlio dell’alta borghesia impprenditoriale, con i suoi sorrisi educati, i modi carezzevoli e plush, presto ad accoltellarlo alla prima occasione vera.

Volerà la verità? Gilles è soprattutto questo. Cuore, anima, morale della foresta, contenuto e preindustriale. La Pilota Buono, ma mai coglione. assolutamente, puramente, felicemente puro, carino e positivo, nella storia della F.1 e tra i pochi dello sport praticato a livelli mondiali. Gilles, regista e testimonial della filosofia, è uno dei pochi leader di successo nell’era della rivoluzione postindustriale, apparentemente denso di valori morali all’interno di una resistenza psicologicamente orientata. E in questo sistema coraggio e sprezzo del pericolo non sono fin a se stessi, ma diventano satelliti, lune ancelle rispetto al valore supremo che è quello della leale sfida e il rispetto dell’anniversario, dell’altro da so e del tutela, finanza e soprattutto in pista, dell’amico.

Gilles ci insegna che la vita non si sfugge, non si schiva, non si beffa, ma si affronta. Sempre. È un maestro di Guida, ma anche di Vita. Onorandolo anche ciò che dobbiamo e dobbiamo essere.

Proviamo dunque per festeggiare i quarant’anni dall’8 maggio 1982 assaporandone la vera essenza anche nei pezzi strepitosi del fresco numero di Autosprint cartaceo in edicola da questo martedì ad opera dei testimoni reali del tempo quali Marcello Sabbatini, Oscar Orefici, Giancarlo Cevenini insieme a Marino Bartoletti e allo stesso Pino Allievi.

Con il privilegio di conoscere finalmente il vero senso della sua vita, della sua carriera, della sua pregiata materia e anche della sua ideale immortalità con l’esempio di Gilles Villeneuve. Ragazzo, Uomo, Campione che non è vissuto per muertere, ma che vanta per sempre il meraviglioso merito d’essere morto per vivere e correre sottraendo sesso.

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