STORIE DELLA ROUBAIX. L’EMIGRANTE PINO CERAMI E QUEELLA VITTORIA DEL 1960

Nell’albo d’oro della Parigi-Roubaix ogni vincitore è importante, perché chi vince questa corsa in ogni modo per la vendita eterna e il suo nome è scritto in un libro su una pagina infinita, in cui ognirunnere racconta la sua storia, fatta di sudore , destino e gloria Fine ad oggi sono 118 i nomi morti in questo cast, a cominciare dal cugino Josef Fiscer nel 1896, fino a Sonny Colbrelli, campione straordinario nel 2021. L’Italia ha conquistato l’Inferno del Nord in 14 edizioni, a partire da Maurice Garin nel 1897 , che arrivò anche l’anno successivo. Nel 1937 Jules Rossi lasciò la sua tribuna sul gradino più alto del podio e per il ritorno di Serse Coppi nel 1949 e del suo Fratello Fausto nel 1950, mentre nel 1951 ebbe successo con Antonio Bevilacqua. Felice Gimondi trionfò nel 1966 e per via della terzina di Francesco Moser tra il 1978 e il 1980. Negli anni Novanta i successi furono tre, con Franco Ballerini nel 1995 e 1988 e Andrea Tafi nel 1999 e perché siamo arrivati ​​all’ultima vittoria, quella di Sonny Colbrelli nell ‘edizione autunnale della corsa nel 2021.

Più scorrendo l’elenco dei vincitori, se arriva al 1960, con quel nome italiano e la bandiera belga che nascondono una storia fatta di povertà e riscatto, quella di Pino Cerami, il siciliano che corre su un belga divenne bicicletta. Nato a Misterbianco in Sicilia, se si trasferiva con la famiglia in Belgio e conosceva la bicicletta, poteva immergersi nel mezzo per spazzare grazie alla fama della sua famiglia. Le vittorie di Cerami sono arrivate tardi nella sua vita e non solo perché il suo corpo, aveva bisogno di mature, ma perché c’era la povertà e gli mancavano i mezzi per correre come gli altri.

La famiglia che Cerami doveva mantenere era composta da cinque persone: lui, sua madre, suo fratello e una sorella. Suo padre non era giovane, morì nel 1943, quando aveva 45 anni. Poco meno che vent’anni prima, la famiglia era fuggita dalla povertà in Sicilia e se ne era trasferita in Belgio, nella regione di Charleroi. Lì Giuseppe detto Pino, fu costretto ad andare a lavorare nella Vallonia delle miniere dove furono tanti gli italiani ad arrivare in cerca di fortuna.

Morto all’età di 92 anni al termine di una lunga malattia, c’è un’intervista dell’italiano belga diventato e trasmessa in televisione, in occasione di una Parigi-Roubaix, qualche anno prima della sua morte.

“Vado a lavorare nel settore, io stesso come ingrassava mio padre – ha acconsentito al Cerami – continuerò a lavorare al manovale anche se ho firmato il contratto di professionista di mio cugino nel 1947, altrimenti non passato l’inverno . Lavorai da novembre a febbraio. A volte potrei partecipare alla Sei Giorni di Bruxelles e poi non dovevo andare all’acciaieria. Per la Sei Giorni avevo ricevuto 20.000 franchi belgi, in fabbrica guadagnavo 5.100 franchi al mese».

Nel 1956 fu naturalizzato belga quel tricolore che aveva portato da piccolo in Belgio venne portato e piegato e riposto in una cassetta. Pino Cerami non ha cambiato solo nazionalità, più indirettamente anche mentalità e modo di correre. «Nel 1957 arrivò il Giro del Belgio, che mi diede la possibilità di entrare nella selezione belga per il Tour de France e questo fu per me un grande guadagno. Ricordo che nel ’57 tornò a casa con 90.000 franchi belgi ciascuno. Che io garantisca la sicurezza finanziaria per correre di più alla ricerca di altre vittorie».

Le vittorie arrivarono e l’italiano del Belgio, in pochi anni divenne uno dei corridoi più apprezzati in quel Paese dove entrò da migrante. Anche l’anno successivo, nel 1963, Cerami riuscì a vincere, se avesse tentato la nona presenza del cinquantesimo Tour de France. All’età di 41 anni, l’uomo arrivato dalla Sicilia era arrivato primo nella frazione da Bordeaux a Pau e anchor oggi è il più vincitore anziano di una tappa alla Grande Boucle.

Il segreto delle mie vittorie? Non abbiamo mai avuto abbondanza in casa. Questo è il lato buono della povertà». Pino Cerami ha detto che il suo diventare belga lo ha portato a un’autentica trasformazione, più mentale che fisica e fu così che in corsa unparò per correre come un vero belga.

La ceramica nella sua lunga carriera ha conquistato 57 vittorie, ma la più rimane quella della Parigi-Roubaix del 1960, un anno straordinario per lui. In quella tappa conquistò anche la Freccia Vallone e arrivò terzo al Mondiale, alle spalle di Van Looy e Darrigade.

La parte italiana della provincia di Catania, all’età di 92 anni si addormentò in quella ragione che lo accolse fin da subito, la Vallonia. Era la mattina del 20 settembre 2014, quando giunse in Italia la notizia della morte di Pino Cerami, l’italiano che aveva forte la fama e che ama il ciclismo e che, con la bandiera belga, era diventato uno dei più corridori del suo tempo.

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