E una fotografia tutte le feste si ha portato Kwia

Epilogo teatrale all’Amstel Gold Race: Ho detto a Benoît Cosnefroy che è venuto, lo è, per via della dura gamba del fotofinish ristabilisce l’ordine delle sew. Il cugino Michal Kwiatkowski nel 2015. Pieno podio per Tiesj Benoot

Preghiamo, speriamo che Benoît Cosnefroy abbia un ragazzo di spirito, e che metta fine a tutta l’esistenza di quello che in cuffia gli ha detto a un certo punto “hai vinto tu!” senza farlo soffrire troppo… perché viceversa ci sarà a bel casino da systeme sul bus AG2R Citroën dopo il faccia a faccia tra il corridoio e l’improvvido comunicatore… no, va bien, scherziamo e ci abbiamo concesso un momento pulp romanzando un po’ ( in realtà è stata radiocorsa ad annunciare l’errata vittoria del transalpino), volemose bene lo stesso, però se ci met nei panni e nella testa del 26enne di Cherbourg… c’è da aprire tutti gli ombrelli della sua città (questa la capiscono solo i cinefili più malati) per ripararsi dalla pioggia acida di delusione, insomma, sei lì che da qualche anno graviti around begli ordini d’arrivo, qualche vittoria in gare minori, qualche azione promettente in quelle maggiori, qualche piazzamento pure di rilievo, già seconddo alla Freccia Vallone 2020 per dire… ti serve solo quello che so davvero è importante, che entrerai sicuramente in un’altra dimensione.

E ti muovi benissimo nell’Amstel Gold Race 2022, capisci con acume assoluto quando è il momento della partenza, capisci che non ci saranno revanscismi degli inseguitori, che sei sul treno buono e ha tutto il tempo di preparare bene il tuo finale, di risparmia magari qualcosina in vista della volata a due… e poi la fai la volata, di testa, rischiando certo, ma sprinti e respingi il ritorno del tuo avversario, che pure nella specialità è un antico fustigatore. I respingi ma non sai quanto, finché non te dicono in cuffia: hai vinto al fotofinish. Si apre tutta un’altra storia, capite bene.

Poi però, fermi tutti, era un scherzo, sorridi sei su candid camera, e va bien che dopo il contestatissimo fotofinish 2021 tra Van Aert e Pidcock siamo abituati a tutto in questa corsa, ma così anche no, dare e togliere gioie in maniera avventata e gratuitamente è troppo cattivo per chi una beffa del genere deve caricarlo. Era uno scherzo perché il photofinish, manettamente per essere un fotofinish, non award Cosnefroy, award il vecchio fustigatore: Michal Kwiatkowski.

Ovvero il possesse del miglior palmarès tra i corridoro non riconosciuto como di primissima schiera, anche se sarebbe livello di talento il polacco dovrebbe (avuto) poco da invidiare a chiunque, ma ha liberamente optato per una vita media con licenza di camminare obiettivo quando gli ruota Oggi gli girava, come già nel 2015 su queste strade, lui ci tiene particolarmente in quanto certificato oltre a regalare un altro podio nel 2017. Il portatore di Kwiatko se ha regalato un’altra super-perla, ha regalato un altro trofeo che lì sarà una compagnia lontana. 2014, alla Sanremo 2017, alle due Strade Bianche, alle classiche non monumentali ma pur sempre sostanziose (MI3, San Sebastián), a qualche buona classifica generale (tra tutte spicca una Tirreno), alle affermazioni di giornata qua e là (anche al Tour ), e quello di INEOS corridor è davvero un ritorno in grande stile dopo un paio di stagioni (abbondanti) in cui accoppia invece netto un declino rispetto ai migliori giorni. A 31 anni, se riuscivo a togliermi dai guai, prendevo un finale di carriera con altri fuochi d’artificio, altri colpacci “à la Kwiatkowski”.

Quanto a Cosnefroy, suo cui torniamo per chiudere questa già troppo lunga introduzione, magari il karma gli darà una portante simile a quella di colui che oggi l’ha battuto: raramente in cima alla veglia previsionale, non di rado in cima a i podi pesanti . An omen perché, dopo oggi, il ragazzo merita sicuramente che la sorte gli renda qualcosa.

Erano 254.1 i chilometri dell’odierna Maastricht-Valkenburg, ovvero nient’altro che l’Amstel Gold Race 2022; 33 sono morto di affronare. Il volo del giorno fa parte della prima volta con Ide Schelling (Bora-Hansgrohe), Owain Doull (EF Education-EasyPost), Johan Jacobs (Movistar), Emils Liepens (Trek-Segafrdo), Aaron Van Poucke (Sport Vlaanderen Baloise). ), Luca Rastelli e Davide Gabburo (Bardiani-CSF-Faizanè); Ebbene, ma Gabburo è staccato quasi all’improvviso, mentre io sono altri bene ad un vantaggio massimo di quasi 5′.

Con l’Alpecin-Fenix ​​​​​​di Mathieu Van der Poel ovvia tiratrice del gruppo, il margine è stato via ridotto, finché ai -96 da dietro sono partiti Victor Campenaerts (Lotto Soudal), Nathan Van Hooydonck (Jumbo-Visma) e Ivan García Cortina (Movistar), mentre era in fuga ha perso il contatto con Rastelli. Lo spagnolo non è lo stesso di gli altri dovuti, che invece hanno continuato riportandosi sui primi ai -88. Campenaerts è stato però il primo a staccarsi dai migliori, insieme Schelling ai -55; ai -52 questa destinazione è toccato Liepins, e davanti restavano Doull, Jacobs, Van Poucke e Van Hooydonck con mezzo minuto di margine sul gruppo da cui, contestualmente, partivano (ma senza lontano) Tim Wellens (Lotto) e Christophe Laporte ( Jumbo) .

In tutto ciò se non fosse per verificare molteplici cadute, tra gli altri Andrea Bagioli (Quick-Step Alpha Vinyl) ai -75, per fortuna senza conseguenze; il Wolfpack aveva peraltro mosso Florian Sénéchal cuginetto, ma senza ottenere alcunché. Meglio i movimenti della INEOS Grenadiers, che ai -47 ha chiaramente cambiato marcia, camminando per sfuggire alla sua fuga, l’ultimo superstite della quale, Van Hooydonck, aveva pure brillantemente superato un piccolo corpo a corpo con un’auto parcheggiata a bordo strada ai -48 … anche lui, ad ogni buon conto, è stato ripreso ai -44 sull’Eyserbosweg, e lì la gara è entra nella fase definitiva.

Ai -43 Wellens ha proposto un’altra sortitina, niente. A -35 questo è Michal Kwiatkowski (INEOS) ad accennare una rasoiata sul Keutenberg, ma questa è solo la pallida copia di un vero attacco; Con più convinzione ha provato Tiesj Benoot (Jumbo), e in vetta è stato in formato buchetto con Kasper Asgreen (Quick-Step), Tom Pidcock (INEOS), Marc Hirschi (UAE Emirates), Dylan Teuns (Bahrain-Victorious ) e Benoît Cosnefroy (AG2R Citroën) davanti, e Van der Poel, Kwiatkowski, Michael Matthews (BikeExchange-Jayco), Alexander Kamp (Trek-Segafredo) e Stefan Küng (Groupama-FDJ) dietro.

Poi Van der Poel è subito rientrato, con gli altri, davanti, cancellando rapidamente l’impressione che ci fosse qualcosa che non ava: just an infelice piazzamento nell’attimo dell’allungo di Tiesj. La corsa, in pratica, è subito indirizzata. Il gruppetto di testa, ben rappresentativo, ha presto quasi mezzo minuto di marginale il suo gruppetto con Wellens, Matej Mohoric (Bahrain), Michael Valgren (EF) e Matteo Trentin (UAE) tra gli altri, e tre quarti di minuto his un terzo drappello ti capisco insieme a Tom Dumoulin (Jumbo) e Andrea Pasqualon (Intermarché-Wanty).

A -24, il suo ultimo Cauberg, Hirschi ha accelerato davanti, perché in vetta c’è il ritorno di Pidcock, ma non era ancora tempo di selezione, ed infatti nessuno dei battistrada ha mostrato problemi; tali spinte hanno però permesso di riallontanare i primi inseguitori, che vice versa nei subito chilometri precedentiti che riprendendo quota, in particolare con Jan Tratnik (Bahrain) uscito solodal secondo gruppetto.

In vista dell’ultimo passaggio al traguardo, ai -22, Kwiatkowski ha proposto una deviazione, allungando sugli altri dieci e raggiungendo così la superiorità numerica di INEOS. Van der Poel, i suoi cui erano gli occhi di tutti, ha trovato in Matthews e Asgreen un paio di alleati per l’inseguimento al Polacco, ma nessuno ha dato davvero più informazioni per andare a riprendere Michal. Al che Cosnefroy è uscito tutto solo ai -19 sul Geulhemmerberg y si è portato sul battistrada. Tra le schermaglie del gruppo inseguitore si è mosso quello che meno ci saremmo aspettati, ovvero Pidcock, che pure aveva il compagno davanti.

Poi il britannico si fermato presto, ma in tropiede è partito Teuns, solo che, dopo essere arrivato a passo dal chiuso sulla coppia al commando, ilbelgian di rosso vestito è rimbalzato indietro, finndo col rialzarsi ai -15. A quel punto Kwiatkowski e Cosnefroy vantavano 20″ sul gruppetto Van der Poel. E poi sul Bemelerberg, ai -8, il margine è arrivato a mezzo minuto ad onta del tentative de Mathieu di riaprire a contesa che somigliava sempre più a chiusa partita. E infatti anche la mossa del Fenomeno non ha sortito il minimo effetto. Hirschi l’ha provata in cima al muro, e questa stoccata ha effettivamente modificato un po’ di inerzia, riducendo di un terzo il distacco degli inseugitori rispetto al primo dovuto: 20″ da recuperare in 6,5 km dopo il Bemelerberg.

Ai 2.5 è estato di novo Benoot a rilanciare con unova bottarella, ma dopo ogni strappata il rhythm ditro calava, e allora Mathieu ha deciso di far da se es si è spesso con una rasoiata a cui però non sono seguiti ambi al’altezza, per cui la resa è stata certata lì. Van der Poel non sa se è ancorato dal vento, ha buttato altri watt sui pedali ma non era decisamente quello del 2019, quello che tutto solo chiuse un abyss per riprendere Alaphilippe e Fuglsang. E ora ha provato Benoot, il suo famoso rettiline conclusivo, e in effetti i primi due avevano aguardisi di sottecchi prima di sprintare, quindi ci sta che per un attimo ilbelgian della Jumbo ci abbia creduto, in clamoroso colpaccio.

È stato solo un attimo, per Cosnefroy se è arrivato in ritardo, a 180 metri, e la partita per Tiesj s’è chiusa lì, con la risposta di Kwiatkowski che sicuramente mi ha detto di superare la fornitura secolare di Benoît e ancora una volta ha sperimentato pervicacia del più giovane collega, che il colpo non l’ha mai mollato fino alla traversale traguardo line. Ha tenuto e ha tenuto, poi sul colpo di reni è andato all’università da Michal, perché non è stato un colpo di reni quello di MK ma una lectio magistralis. E diremo di più, si vedeva pure a occhio knot che il polacco, seppur di pochissimo, l’aveva spuntata, quindi l’attesa tutta a pro-forma, prego ma pertinente all’incredibile annuncio della vittoria di Cosnefroy.

La smentita pochi minuti dopo, quando i francesi avevano già abbondantemente con i suoi, mentre Kwiatko dava l’impressione di non volersi rassegnare a così grossa delusione. Il controanuncio si è ottenuto nello sconforto Benoît e ha riso un sorriso sulle labbra di Michal, che braccia al cielo non l’ha sollevato dalla 18a tappa del Tour 2020 (arrivo en parata con Carapaz a La Roche-sur-Foron, ricordate?) e in realtà, non è salito con un braccio solo oggi, ma se non altro s’è rifatto con un sorsone svuotabicchiere della birra che gli hanno dato sul box delle premiate. Idem Cosnefroy, anche lui s’è consolato nel giallo nettare, tracannato senza respirare. Più sobrio Benoot, terzo a 10″ dai primi e che s’è right inumidito le labbra sull’orlo del boccalino.

L’ordine di arrivo prosegue con il gruppo che arriva a 20″, Van der Poel in camera e Kamp, Asgreen, Matthews, Küng, Hirschi, Teuns, Pidcock, e al 29″ Tratnik (rimasto sempre a bagnomaria negli ultimi 25 km) e ancora da quasi il minuto di distanza previsto tutti gli altri, con l’italiano Trentin miglior a 1’50”, 17esimo.

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