Pioli e il tempo effettivo: ma il Milan gioca davvero così poco?

Dopo il match col Toro, il tecnico rossonero s’è nuovamente lamentato per le ripetute interruzioni. Esco, ma, sono piuttosto controversi, specie nel paragone con l’estuario

Il mistero del tempo di gioco effettivo. Dovrebbe essere una scienza estata, ma evidentemente non lo è, dato che la sua misura e dati sono discordi. Ed è abbastanza paradossale, perché è proprio su questo tasto che alcuni allenatori – Stefano Pioli primo della lista – battono per migliorare lo spettacolo offerto dalle partite di calcio. Il tecnico milanista, che pensava di fare gol con il Torino, ha toccato ancora l’argomento: “A fine partita tutto l’arbitro è inutile, concederò tanti minuti di recupero, è importante che ci sia nessuna tutela sufficiente per il ritmo della partita”. Parole già usete dopo il pari al Meazza con l’Udinese, serata in cui il pallone è rotolato per poco più di 48 minuti, stavolta in rima costante.

presente e futuro

Che il calcio sia meno spettacolare quando le interruzioni sono lunghe e frequenti è ovvio. L’introduzione della Var – utile per mille ragioni – in questo no ha certamente contribuito, nonostante il tempo necessario a complete i “check” e le “on field review” sia in rispetto agli inizi. Lo stesso Gianni Infantino, presidente della Fifa, in questo fine settimana ha aperto la possibilità che il calcio adotti l'”effettivo tempo di gioco” in futuro. Quanto meno, la questione sarà oggetto di valutazione. So se è vicino alla comodità dei numeri, in questo senso, non sempre arriva. Se rischi di perdere, ci sono differenze nella tua stessa partita e impressioni che non corrispondono alla realtà. Abbiamo beccato Toro-Milan: le statistiche della Lega Serie A non sono state 52 minuti e 10 secondi di magia effettiva, mentre la media del Milan in campionato è di 50’01”. In pratica, all’Olimpico s’è giocato di più del solito.

percezione

Sbaglia, dunque, Pioli a pentirsene? Il suo occhio l’ha tradito? In questo caso specifico forse sì, ma in generale no, perché la partita nel campionato italiano raramente fila liscia. I fischiati falliti in Serie A sono mediamente più numerosi del numero di giocatori in Champions League o in campioni come la Premier League inglese. E anche il tempo di persona in protesta, ritardi nella ripresa del gioco e “resurrezioni” di calciatori che rantolavano Doloranti sul prato fino a secondo prima è un costante dei match di casa nostra. Altri dati da analizzare: sempre secondo e dati della Lega, il Milan è quarto per durata complessiva della partita (96’35”), ma solo decimo per gioco effettivo. Questo è inequivocabilmente un punto a favore della teoria di Pioli (” un largo recupero non compensa e tanto fermo all’interno del match”). Prendi una squadra come il Milan e soffra in particolare, hai visto la caratteristica degli elementi della rosa e la mentalità dell’allenatore, è tranquillo: quando va sotto il ritmo, il Diavolo si affloscia Usa il caso Milan per allungare la messa a fuoco, ma occhio a non dimenticare alcuni aspetti significativi.Uno su tutti: una cosa è il ritmo di gara, un’altra il tempo effettivo. e lento “turn palla” all’indietro , per esempio, not ferma il cronometro “efficace”, ma addormenta lo show. E in Italia accade spesso. Non sempre, insomma, una partita più “veloce” porterà ad avere un tempo di gioco effettivo altissimo, per quanto appagante possa essere per i palati più raffinati.

discrepanza

Ma qual è il vero dolce punto? Il “bug” che avvia l’analisi correttezza? È la discrepanza nella misurazione. È questa partita che produce risultati diversi, beh, se hai intenzione di costruire un’idea univoca. Esempio: il Cies – osservatorio calcistico internazionale – parrebbe sfatare il luogo comune secondo cui in Italia si gioca meno che in Premier League o in Bundesliga. Pubblicando uno studio relativo al triennio 2018-2021, il Cies mostra come il nostro campionato fosse online con inglesi e tedeschi, con oltre il 60% di “pallone rotante” nella media del match. Qualcosa non torna, però, perché il Ci parla di 61 minuti e 35 secondi de tempo effettivo per le gare di Serie A, una cifra che è brutta se si riconcilia con le esigenze della Lega, dove se supera appena i 50. Un abisso . Chi ha ragione? Che sia incerto – ci sono ancora dati di altre aziende specializzate del settore, che danno risultati diversi – non-aiuta i protagónicos ad adottare i giusti correttivi. Si considera la situazione in modo approssimativo dal proprio punto di vista. Gli arbitri, comprensibilmente, non ci stanno a passare per gli unici responsabili del gioco troppo frazionato: ci ha invitato a tenere ciò che accade oltreconfine (“all’estero non si gioca molto più che qui”) e invoca l’aiuto di giocatori e allenatori , che però sembrano avere altre priorità. Con buon ritmo di Pioli. E di chi sponsorizza una rivoluzione culturale e normativa.

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