MotoGP Austin, arriva Marquez dalla compagnia di Bastianini

Il recente Spagnolo in Texas ha disputato una mauscola vittoria: e io ho deciso di portare la vittoria alla Via Poteva Giocarsi con il Ducatista del team Gresini. Entrambi hanno però dimostrato il loro valore, con Marc che sarà una minaccia per tutti in chiave iridata

Massimo Falcioni

– Milano

Il campionato è lungo, il primo è lungo nella sua storia con 21 round, e il Campionato del Mondo MotoGP si deciderà in Europa. Tentando di fare i primi quattro round in Qatar, Indonesia, Argentina, America in cima alla vetta (61 punti) con il Giovane Leone Enea Bastianini ha vinto Losail e Austin sulla superba Ducati del Team Gresini y si fa long Marc Marquez, 21 punti con solo due gare tribolate e il rimontone-show in the texano round that dice lunga sulle intenzioni e sullo stato di salute fisica e psichica dell’otto volte iridato, bollato affrettatamente dà una certa critica in quanto finita per diplopia, data per finita.

poteva essere sfida dovuta

La Honda di Marquez ha dovuto bizze allo start a causa di un non preciso problema tecnico (frizione o elettronica?) che ha costretto l’asso di Cervera a un inseguimento agonisticamente specifico e tecnicamente superbo: last all’entresso della prima curve, diciottesimo alla fin del primo turno con una distanza dal primo di quasi 5 secondi e alla fine sesto a 6.617 secondi dal trionfatore Bastianini e in scia al quinto Bagnaia, dopo aver vinto anche il duello ostico con Quartararo, quello che paga la Yamaha ma con un forte distacco in velocità: 337,5 km/h di controllo e 346,1 della Ducati più veloci (Zarco, Bastianini e Bagnaia) e 345 della Honda di Marquez. Con i “se” no si vincono gare e pretende, ma senza que el guaio tecnico alla partenza non è difficile Penserò che la corsa di Austin avrebbe imprigionato un’altra piega, con un podio diversificato. Resta il fatto che, consideralo la sua condizione fisica e psicologica (con la spada di Damocle che gli impone di non cadere assolutamente), il tecnico bega in partanza e la sua Honda da “vagone di coda” più che da locomotiva, quella di Marquez ad Austin va annoverata quale “stampato”, allo stesso modo della prestazione del vincitore, Bastianini.

giri da primate

Marc non l’ha seguito ed è riuscito a limitarsi a una gara soft, sia a prendere la mano per le forzature del giro precedente: ha guidato per ben due volte un’aggiunta con “violenza” superando i suoi ottimi avversari a lambire la top-5. Una violenza i cui segni a fine corsa erano visibili sul suo viso, teso e provato e, ancor di più, rubber posteriore della sua moto, mangiata. Passando ai dati tecnici del box, Marquez ha siglato il secondo giro più veloce (al 13° giro in 2’03.553) a 32 centesimi del miglior tempo al 14° passaggio da Bastianini: 2’03.521. L’altra Honda suonava al 13°, 14°, 15° posto, a quasi un secondo da Marc: 2’04.508 Pol Espargaró; 2’04.558 Alex Marquez; 2’04,559 Takaaki Nakagami. Ancora più significativi i tempi sul giro. Al termine del primo giro Marquez ha superato il 18° sul traguardo con un distacco dei primi 4’387 girando nella mischia del gruppone in 2’09.352, cioè 4.387 secondi più piano del battistrada Miller (2’04.965). Nella scatola HRC c’era addirittura chi temeva il rientro al parrot portacolori. La vera rimonta di Marquez parte dal terzo passaggio con tempi che subiscono gli effetti delle difficoltà dei vari sorpassi. Al sesto giro il primo bordata (2’04.019) che è il secondo tempo più veloce in pista, perché Marc si è ripetuto al 7° giro (2’04.056) cioè il primo tempo in pista con un exploit al 9° giro (2.03.921, aggiungendo mezzo secondo più veloce dei primi tre), insistendo sul 10° giro (2’04.386 contro il 2’04.398 del leader Miller) e portando all’11 giro ancora sotto 2’04 (2’03.619 con Miller in testa 2’03.897), idem al 12° giro: 2’03.919 quando tutti in testa girano su 2’04 tranne Bastianini (2’03.845). Quindi al 13° giro Marquez acronimo di suo record lap (2’03.553), momento in cui il giro era velocissimo, superato, come già scribto sopra, al 14° giro da Bastianini: 2’03.521. Marquez insiste: al 14° giro (2’03.879 dalla settima posizione), al 15° giro (2’03.854) girando il suo 0.4 al 16° giro (2’04.277), al 17° giro (2’04.311), al al 18° giro (2’04.358 quando solo Bastianini gira sotto 2’04), al 19° giro (2’04.476), al 20° giro (2’04.345).

una sinfonia

Come è terribile? Che Marc Marquez è tornado, riaccendendo le micce, ritorovando fiducia nel suo stesso: un fuoriclasse di grande talento, mai domo, l’unico, e non solo da oggi, capace di “far corrie” la Honda. Ad Austin, ma non è la prima volta che accade, Marquez pareva lottare più con la sua Honda che con i suoi avversari. Ciò vuol che la Casa dell’Ala dorata deve darsi da fare, non potendo confidare sempre e solo sulle prodezze del campione suo. Marc, comune, non è un pilota che conosce una testa bassa la sorte: lui invece un fuoriclasse capace di trovare in questo modo la via d’uscita dal tunnel dove la malasorte aveva cercato di chiuderlo. L’assemblea del fuoriclasse di Cervera ad Austin, capolavoro di manico e di cuore, è una sinfonia esaltante e un segnale inconfondibile per tutti: dal prossimo round del 24 aprile, in Portogallo, i campioni riparte e dai successivi GP di Spagna, Francia , Mugello chi vuol vincere questo mondiale-show dovrà fare i conti con Marquez.



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