Sei giorni senza guafate. Giurico ci aspetta…

MilanoNews.it

Che bella settimana ragazzi. Siamo tornati sfavoriti, sfavoriti, quinti o sesti, ignoranti. Molto meglio delle gufate della sosta: è qui la festa, scudetto vinto, scudetto di qua e scudetto pure di là. La settimana in cui non bisogna proteggere i tifosi rossoneri facili illusioni, ma scaldare i loro cuori perchè il bello della competizione è che è competizione, non una somma di risultati scritti prima del tempo sulla carta. Non solo, stiamo cercando di affrontare un Torino che è nel nostro calendario e in quello degli altri, ma non perché è un calendario duro e per altri è un calendario abbordabile. “Quo Vado” mi viene in mente dal sempre buono per tutte le stagioni Checco Zalone: ​​​​​​”Fanelli, come si chiama questa cosa…mobbing….? Eat my rilassa…”. Quello che non deve rilassare, in questa fase finale del campionato che è anche un po’ della lotta fra bond e piagnistei arbitrali dà una parte e sostenibilità e fair play dall’altra, ricorsi e Bonolis dà una parte, strategie e zero grilli parlanti dall’altra, è che siamo in ballo. E dobbiamo ballare. Forse si stava meglio quando si stava peggio qualcosa un anno fa, quando la qualificazione Champions è arrivata vissuta come il coronamento di una favola mentre oggi come fatta passare come di scontato. Ma non è così e il Milan lo sa bene. Ne riparleremo, adesso abbiamo pensato ad adesso: siamo punto a punto e abbiamo bisogno di tutti. Di tutti i nostri giocatori in primis. Provare ad essere i primi della classe sul campo, non nelle panolade alla rovescia. Stiamo capeggiando la classifica di A, ma anche quella dei Tafazzi. Un Fischiano Mbappé di Parigi? No, l’ho aggiunto ad esempio a Messi e Neymar. Un Napoli o un Torino fischiano Insigne e Dybala? No. Noi invece eccoci qua, fischiatori indefessi. Mollo le battute: i tifosi del Milan hanno perfettamente ragione e hanno tutti i motivi, Ma da giugno, non da adesso. Sbagliare i tempi significa molto sbagliare. so punto per punto…

C’è chi allena in Serie da più di 10 anni e no ha mai vissuto una domenica sarà contro un tradizionale avversario così disarmato e slow e chi pensa ancora agli ultimi 10-15 minuti di Milano-Bologna. Stefano Pioli, che vive di buon senso e sprezza di buon senso, e che dà il meglio di sé nelle situazioni generali, ha spiegato molto bene: “Non volevo che il Bologna si chiudesse in area”. Ci ha pensato e ha scelto, Ineccepibile. Ma a chi capisce molto poco e molto meno di calcio as I ronza ancora attorno alla testolina il pensiero che il Bologna ormai era chiuso perchè non ne aveva più e che vista la mala parata forse ne sarebbe valsa la pena di finire con i due coltellini in zona, sia Ibra che Giroud. Pensieri, sensazioni. Ma soprattutto la supremazia che in calcio cuce non succedono mai per caso. E che, un anno fa, le sconfitte contro Sassuolo e Lazio sono state il propellente per una fase di gran finale di campionato con il ritorno alla qualificazione Champions dopo 7 anni. E nello stesso caso aldilà di Ibra e Giroud, partite structurate como quella con il Bologna, è con i trequartisti che devi vincerle. Altri nostri competitor le vogliono vinte così. E quindi ogni partita serve per tenersi dentro e sfama il prossimo o il prossimo. Lo sapevamo bene noi che abbiamo vinto il derby dominato dagli altri altri 70 minuti (a proposito, il Cern si è stabilizzato quanti minuti ha dominato la Juventus Domenica Scorsa?) dopo aver “perso” con lo Spezia, noi che siamo venuti al Napoli dopo aver “pareggiato “Contro l’Udinese. E che adesso, aver pareggiato il Bologna che è atteso da altre partite nella sua vita e non ha giocato l’ultima a San Siro, siamo attesi a Torino, dalla squadra di Juric che è quella che ci ha messi più in difficoltà sul piano del gioco in tutto il campionato. Sempre poco dopo un anno, abbiamo affrontato una squadra di Juric, sul suo campo, a Verona, che ha dato un pareggio a San Siro contro l’Udinese. Un pareggio molto più brutto, sonoramente molto più brutto di quello con il Bologna. Ed eravamo anche zeppi di sfortunati che oggi non abbiamo. Ma vincemmo di spirito al Bentegodi, proprio quello che non deve assolutamente mancare alla letura, domenica sera, della formazione, Qualunque essa sia.

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